Benvenuti nel Parco dell'Appia Antica di Roma

Tutte le informazioni pratiche sul Parco Archeoloogico dell'Appia Antica

Il Parco dell’Appia Antica

Viaggiare significa scoprire. E chi viene a Roma sa bene che ogni momento della sua visita è buono per scoprire le secolari bellezze monumentali della “città eterna”, le spettacolari cupole delle sue chiese, le intriganti prospettive delle sue affollate piazze – capolavori di architettura – e i vicoli del centro storico medievale, tesoro di botteghe di artigiani e sorprese gastronomiche. Roma, come ogni grande città d’arte, è però capace di regalare altre gemme che sono al di fuori dei percorsi turistici tradizionali e solo di recente sono state prese in considerazione da guide e siti web specializzati.

Un museo a cielo aperto.

Il parco archeologico dell’Appia Antica è una di queste, anche se negli ultimi anni, sempre più visitatori e turisti intelligenti scelgono di trascorrere una giornata indimenticabile nell’area verde urbana più grande d’Europa.

Oltrepassata la barriera di cemento che caratterizza la periferia, laddove la città si stempera nella campagna, il parco che si estende nella zona sud di Roma, lungo Via Delle Capannelle e Via Appia Nuova, compare agli occhi del visitatore come un’oasi. Un luogo dove natura e storia si combinano creando una sorta di sorprendente magia che rapisce l’animo.

Facilmente raggiungibile con mezzi privati e pubblici, è importante sottolineare che il sito è di libero accesso. Una volta varcato uno dei tanti ingressi, al visitatore basta percorrere un breve tragitto per realizzare di trovarsi in un ampio museo all’aperto, anche se la parola museo non è la più adatta. È piuttosto uno spazio, un luogo in cui trascorrere del tempo, piacevolissimo, camminando e osservando il paesaggio che sembra mutare davanti agli occhi riservandoci di volta in volta qualcosa di nuovo da vedere.

I luoghi da non perdere nel parco

L’area più nota e suggestiva è chiamata Parco degli Acquedotti e deve il suo nome ai resti, alcuni ottimamente conservati, di sei degli undici acquedotti che portavano l’acqua a Roma. Il parco è attraversato anche dall’antica via Latina, costellata da notevoli reperti di ville rustiche romane di varie epoche. Tra di esse è possibile citare la Villa delle Vignacce. Molto interessante è anche il casale Medievale di Roma Vecchia che sorge nei pressi della porzione dell’Acquedotto Claudio che conserva il maggior numero di archi ininterrotti. “Una successione di archi di trionfo”, scrive Goethe nel suo “Viaggio in Italia” per definire il suggestivo percorso disegnato dagli acquedotti che attraversano il parco. L’emozione è notevole, quasi spiazzante perché è spesso accompagnata da un inatteso quanto inebriante senso di serenità. Camminare ai piedi delle maestose arcate dell’acquedotto ci rimpicciolisce, lo spazio attorno a noi si dilata, cambiano le proporzioni e forse cambia in noi anche l’illusoria percezione di essere i padroni di questa nostra terra. I colori circostanti vibrano, freschi, brillanti, come appena tracciati da un pittore, bramoso di fermare su tela precisi istanti di assoluta perfezione estetica. Il grigio scuro delle arcate murarie, il verde scintillante dei prati, l’azzurro intenso del cielo che solo Roma sa regalare in certe giornate, in qualsiasi stagione, in cui anche il bianco delle poche nuvole che osano affacciarsi alla nostra vista, sembra dipinto da una mano sapiente. Una mano superiore. Frammenti visivi, scorci evocativi che nel tempo sono stati fonte di ispirazione per artisti, scrittori, viaggiatori, fotografi e cineasti.

La Fabbrica dei Sogni

Diverse zone dell’area sono state infatti utilizzate come scenografie naturali da grandi registi italiani del passato e del presente. Fellini nell’indimenticabile sequenza iniziale della “Dolce Vita”; Pasolini in “Mamma Roma”. All’interno del parco Sorrentino ha realizzato una delle scene più significative e intense del film vincitore dell’Oscar “La grande Bellezza”. Più di recente, Gabriele Muccino ha scelto l’acquedotto come sfondo di alcune sequenze del suo ultimo film “Gli anni più belli”.

Insomma, il parco e i suoi antichi tesori sono un ideale set cinematografico a cielo aperto, un luogo dell’immaginario protagonista di mille storie, una “location” che deve le sue fortune anche alla prossimità dei famosi studi cinematografici di Cinecittà, che distano solo qualche chilometro. Consiglio personale per curiosi e appassionati. Gli “Studios” sono aperti al pubblico! Basta prenotare per visitare i teatri di posa dove è stata scritta la storia del cinema italiano e internazionale. Si possono visitare set permanenti con scenografie intatte: le strade dell’antica Roma, di Firenze nel 1440 o addirittura una riproduzione del Tempio di Gerusalemme! È un vero e proprio viaggio nella Fabbrica dei Sogni che si può concludere visitando una delle numerose mostre a tema organizzate in ogni periodo dell’anno. Ma torniamo al nostro amato parco.

Se avete buone gambe, avrete di sicuro camminato molto e allora è consigliabile una sosta sotto l’ombra di un pino, magari, se vi siete inoltrati fin lì, nei pressi del fantastico Ninfeo di Egeria.

Una gita “fuori porta”

A questo punto, riprendete fiato prima di decidere se proseguire la visita per scoprire gli altri tesori del parco, oppure pensare di dare la giusta conclusione alla giornata con un gustoso e meritato pasto. Una tentazione a cui è altamente consigliabile cedere. Ne vale la pena. Prossima destinazione: “I castelli Romani!” Basta percorrere poche decine di chilometri in auto o su un bus di linea per raggiungere i colli Albani, dove uno dietro l’altro si susseguono incantevoli borghi immersi nella natura, ricchi di storia, arte e tradizioni. Frascati, Nemi, Albano Laziale, Castel Gandolfo, Rocca di Papa, Ariccia. Una volta decisa la meta preferita, potrete entrare in una salumeria tipica, inebriarvi del profumo del pane casareccio appena sfornato e poi ordinare il classico “street food” locale: panino con la porchetta (maiale intero cotto alla brace secondo un’antica ricetta). Oppure ci si può sedere ai tavoli di una tipica trattoria all’aperto, chiamata “Fraschetta” dove osti e camerieri informali, vi serviranno un primo piatto classico della cucina regionale (amatriciana, carbonara, cacio e pepe); un tagliere di salumi assortiti e carciofi cucinati in mille modi diversi. Il tutto annaffiato con dell’ottima “Romanella”, un vino frizzante rosso, prodotto esclusivamente in quella zona, che si beve fresco, a temperatura di cantina. Anche la brezza è fresca e il vostro sguardo non potrà che perdersi fra le colline. E magari vi sentirete proprio bene. Che poi è la cosa più importante.

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